LA PIANTA AMATA DAI CARDELLINI

LA PIANTA AMATA DAI CARDELLINI

20/1/21

La pianta

Il cardo mariano o cardo latteo (Silybum marianum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteracee, caratterizzata da lunghe foglie verdi striate di bianco e dal bordo dentellato.

 

I fiori, che compaiono all’inizio dell’estate, sono riuniti in capolini violacei di forma rotondeggiante e circondati da brattee spinose, con aculei molto lunghi. I frutti, detti acheni, sono di colore nero e dal sapore prettamente amarognolo.

Si tratta di una pianta rustica tipica della zona mediterranea, che cresce spontaneamente nelle zone incolte, nei prati e nei pascoli montani.

 

Componenti e proprietà

Se si presenta la necessità di rigenerare l’organismo, per esempio dopo un periodo di eccessi alimentari, il cardo mariano si rivela l’alleato ideale.

Grazie a uno dei suoi componenti attivi, la silimarina, rinnova i tessuti del fegato e lo libera da scorie e tossine, oltre a contribuire a proteggere il fegato da stress ossidativo e processi infiammatori.

Il frutto del Cardo mariano contiene dall’1,5 al 3% di silimarina, un complesso composto da tre derivati: silicristina, silibina e silidianina, che hanno un effetto protettivo, anti-epatotossico e lievemente purificatore a livello epatico.

Viene consigliato in tutti i casi in cui si manifesti la necessità di effettuare una delicata depurazione del fegato senza contemporaneamente rinunciare ad un’azione protettiva; vanta inoltre capacità diuretiche.

Poiché possiede anche proprietà galattogene in alcuni casi è consigliato alle donne in fase di allattamento. Contiene infatti un complesso di fitoestrogeni chiamati flavonolignani che favoriscono la sintesi ormonale; può pertanto essere considerato un rimedio naturale per aumentare la produzione di latte.

 Come agisce il Cardo mariano?

• Modifica le membrane cellulari degli epatociti per impedire che vi entrino agenti estranei nocivi come tossine e alcol; protegge quindi il fegato dalle sostanze tossiche ed inquinanti

• Favorisce la sintesi proteica e aumenta l’attività metabolica delle cellule epatiche, stimolandone la rigenerazione

• Trasforma i radicali liberi in composti stabili e non dannosi per i tessuti

• Favorisce la disintossicazione del fegato

• Agisce contro l’infiammazione, specie a livello epatico

• Stimola la sintesi di ormoni implicati nella produzione del latte materno, grazie alla presenza di una particolare classe di bioflavonoidi

• Aiuta nei problemi digestivi che dipendono dal fegato (come in caso di difficoltà nella digestione dei grassi), alleviando i sintomi della dispepsia, gonfiore, nausea e spasmi addominali.

Nel 1998, la Commissione Europea ha riconosciuto l’uso dei frutti del Cardo mariano nel “trattamento dei disturbi digestivi” e degli estratti contenenti almeno il 70% di silimarina nell’epatite tossica e nel “trattamento complementare dell’epatite cronica e della cirrosi epatica”.

Nel 2004, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto come “clinicamente valido” l’uso di estratti standardizzati di Cardo mariano come “trattamento complementare per l’epatite acuta e cronica causata da abuso di alcol, alcuni medicinali e sostanze tossiche”.

 

Tra mito e leggenda

La leggenda, da cui deriva parte del nome, racconta che durante la fuga di Maria e Giuseppe per salvare Gesù dall’infanticidio voluto da Erode, il cardo coprì con il suo fogliame tutta la famiglia, nascondendola alla vista degli inseguitori.

Mentre erano celati dai suoi rami, alcune gocce di latte caddero dal seno della Madonna sulle foglie della pianta. Poiché si macchiò del latte della Madonna fu da allora detto cardo mariano.

 

Un po’ di storia

Gli estratti di cardo mariano, conosciuti e impiegati nella medicina popolare già da più di duemila anni, nell’antica Grecia venivano mescolati al miele per calmare la tosse. Venne poi usato per molto tempo come soluzione contro le bronchiti; solo nel 1400 gli furono riconosciute qualità disintossicanti e proprietà medicinali.

Già dal Cinquecento il cardo mariano venne infatti utilizzato come rimedio naturale per le proprietà depurative, emostatiche e toniche.

Si scoprì che le sostanze estratte dai semi si dimostravano efficaci in molti casi di indigestione, intossicazioni, itterizia e malattie della milza; la scienza moderna ha poi convalidato largamente gli usi medicinali di questa pianta.

 

Curiosità

I frutti del cardo costituiscono una prelibata leccornia per gli uccellini, in modo particolare per i cardellini, i quali sembrano dovere il loro nome proprio a questa pianta.

Dal termine cardo deriva anche il verbo cardare: già nell'antica Roma infatti i lanaioli si erano accorti che gli spinosi capolini erano perfetti per pettinare la lana, e per questo motivo in estate inviavano gli schiavi a raccogliere i cardi in campagna, per poi farli essiccare ed utilizzarli nella loro attività.

 

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