ANGOLO DELL'ESPERTO: IPERTENSIONE

ANGOLO DELL'ESPERTO: IPERTENSIONE

31/3/21

Il dottor Antonio Vivaldi, che da oltre vent'anni si occupa di Scienze olistiche sia come terapeuta che come insegnante, ci illustra le cause e i rischi dell'ipertensione.

PRESIONE ARTERIOSA, IPERTENSIONE E RISCHI

La pressione arteriosa è una delle numerose costanti biologiche che permettono all’organismo di sopravvivere. Il ruolo della pressione del sangue nelle arterie è di mantenere un sufficiente debito sanguigno, che permette il trasporto dei nutrimenti e dell’ossigeno a tutte le cellule.

La pressione segue direttamente il ritmo cardiaco, con una massima che corrisponde alla contrazione cardiaca (pressione sistolica) ed una minima che segue il rilassamento del muscolo cardiaco (pressione diastolica).

Gli specialisti considerano un soggetto iperteso quando le due cifre sono superiori a 140/90, in fase di riposo ed in maniera abituale. Più la pressione arteriosa è elevata, più aumenta il rischio di infarto o di patologie vascolari cerebrali. Sicuramente questa affermazione deve essere avvalorata dagli specialisti, si sa anche che dovrebbero essere presenti contemporaneamente altri problemi:

  • eccesso di colesterolo e/o trigliceridi
  • disequilibrio fra prostaglandine e tromboxani

Questi fattori si riscontrano frequentemente nei paesi occidentali in presenza di una vita frenetica e di un’alimentazione industriale e sempre più raffinata.

PERCHE' SI DIVENTA IPERTESI?

Lo dicono gli esperti: salvo eccezioni, non si nasce ipertesi, ma lo si diventa.

Sono dunque lo stile di vita, lo stress, l’alimentazione, che costituiscono i fattori direttamente responsabili dell’ipertensione.

Nei paesi occidentali, l’invecchiamento è la prima causa di ipertensione. Questo è normale, in quanto le arterie, indurendosi con l’età, perdono parte della loro capacità di dilatazione, per assorbire le variazioni del volume di sangue. Una possibilità di ridurre progressivamente questo fenomeno fisiologico naturale, è permettere all’organismo di mantenere dei buoni livelli di produzione di NO (Ossido nitrico).

L’ossido nitrico (ON, o ossido di azoto) è una molecola creata da un atomo di azoto unito ad un atomo di ossigeno. È una delle più piccole molecole trovate in natura. Risulta essere fondamentale per tutta la vita – umana, animale, insetti e piante. Nel nostro corpo l’ON è creato all’interno delle cellule vascolari, nervose e immunitarie. È ritmicamente rilasciato nei tessuti circostanti come un gas. Partecipa nelle funzioni vitali dei principali sistemi organici.

Abbiamo più di 160.000 chilometri di vasi sanguigni che creano una superficie endoteliale più grande di un campo di calcio. Quando le cellule endoteliali sono sane sbuffano ON. In presenza di ON i vasi sanguigni sono flessibili, elastici e capaci di espandersi e contrarsi naturalmente con la pulsazione del sangue. Allo stesso tempo l’ON agisce come tonico immunitario che cerca e distrugge i batteri, i virus e i radicali liberi attraverso l’endotelio.

Ed ovviamente permette di mantenere ciò che scorre all’interno delle arterie e delle vene il più fluido possibile. (Una legge della fisica dice che: più aumenta la densità di un liquido, più bisogna aumentare la pressione per pompare questo liquido, e ricordiamoci che il cuore è una stupefacente pompa idraulica).

Cosa ci permette di mantenere questi elementi in equilibrio:

  • Un’alimentazione equilibrata
  • Minor livelli di stress
  • Corretta integrazione.

Riassumendo, i problemi di pressione derivano da:

  • un’ alimentazione troppo abbondante;
  • carenze di acidi grassi essenziali;
  • carenze in antociani, sostanze vegetali presenti in numerose varietà di frutta e verdura, che incidono sulla qualità della tunica arteriosa;
  • disequilibrio nella mineralizzazione, che provoca depositi di calcio nelle arterie;
  • carenza di potassio, a causa di una alimentazione sempre più raffinata;
  • alimentazione troppo ricca di sale, conservanti, cereali raffinati e zuccheri
  • Disequilibrio di ON

L'EQUILIBRIO SODIO/POTASSIO

Il sodio funziona in abbinamento al potassio, in un equilibrio molto sottile in cui il sodio permette la conservazione dell’acqua nell’organismo, mentre il potassio permette l’eliminazione di questa acqua.

Un eccesso di potassio nell’alimentazione provoca una perdita di acqua eccessiva; un eccesso di sodio provoca la ritenzione di liquidi organici, ed è questa ritenzione che influisce sul volume circolatorio, aumentandolo ed accrescendo in questo modo la pressione arteriosa.

In effetti, la pressione arteriosa è modulata da più elementi: il volume sanguigno e la capacità delle arterie di dilatarsi o meno. Il primo fattore dipende direttamente dalla concentrazione in sodio dei liquidi organici, il cui eccesso aumenta il volume idrico. Gli altri due fattori dipendono dal potassio e dall’ossido nitrico

E’ evidente che un eccesso di sodio in rapporto al potassio aumenterà la pressione sanguigna nelle arterie. Un volume sanguigno più importante del normale, con un cuore meno efficace e con arterie che non possono aumentare in maniera sufficiente la loro capacità di trasporto, accresce obbligatoriamente la pressione arteriosa.

Quando una persona incomincia a soffrire di pressione alta, di solito oltre alla somministrazione di medicinali, il medico consiglia di diminuire la quantità del sale da cucina (cloruro di sodio).

Ci siamo mai chiesti se la modesta quantità di sale, generalmente usata per arricchire i nostri piatti, possa essere davvero così determinante nella pressione alta?

Certo la pressione alta deriva anche dall’aumento della ritenzione idrica e il sale è un componente di questo processo. 

C’è qualche altro meccanismo che concorre all’innalzamento della pressione arteriosa?

La natura ci ha messo a disposizione uno strumento fondamentale per regolare la giusta quantità di sale nel nostro corpo, ovvero, lo stimolo della sete.

Difatti quando mangiamo un alimento salato, subito dopo percepiamo lo stimolo della sete. Questo avviene perché i reni hanno bisogno dell’acqua per eliminare il sale in eccesso, formando l’urina, normalmente tanta acqua in proporzione al sale in eccesso.

Nonostante questo meccanismo perfetto (tranne il caso di patologie specifiche) perché soffriamo di ritenzione idrica e quindi in tarda età, di pressione alta?

Perché i reni, invece di fare il loro lavoro, decidono di ritenere il sale e quindi anche l’acqua?

Le risposte sono molto semplici. Ma è interessante notare che l’organismo ha a disposizione un ormone chiamato aldosterone, la cui presenza induce i reni a trattenere il sodio ed eliminare il potassio. La produzione di questo ormone è stimolata dall’insulina. Quando ingeriamo carboidrati raffinati e zuccheri, l’insulina attiva anche l’aldosterone, che a sua volta ordina ai reni di trattenere il sale. Ciò dipende dal fatto che il sale è uno strumento fondamentale per regolare il fenomeno dell’osmosi e costringere così le cellule, ad assimilare il glucosio dalla matrice extracellulare. Questo però, causa la ritenzione idrica e quindi la pressione alta indotto dall’aumento del volume di acqua nel sangue. Certamente il sale ha un ruolo in questa azione metabolica, ma se mangiassimo quantità minori di carboidrati raffinati e di zuccheri, i reni potrebbero eliminarlo più agevolmente con le urine.